Il Jacovitti

Benito_Jacovitti

Chi è Benito Jacovitti (Termoli 1933 – Roma 1997)

 Parlare di Benito Jacovitti come di un fumettista sarebbe riduttivo: tutti conoscono il suo nome e il suo stile, qualcuno lo considera odioso, la maggioranza pensa che sia stato un genio ma per nessuno è passato inosservato. Il suo tratto inconfondibile difficilmente è stato imitato: ’Jac’, come si firmava, aveva un modo impareggiabile di esprimere la sua irrealtà e soprattutto una fantasia illimitata (ed illimitabile) nel creare le situazioni. Chi non si è mai smarrito nelle sue celebri ‘panoramiche’, vere accozzaglie di gags, di personaggi deformi e demenziali, di battute intelligentissime e sempre azzeccate? Jacovitti non ha mai coinvolto nessuno nella stesura o nel completamento delle sue tavole e delle sue storie, niente soggettisti, disegnatori aggiuntivi o allievi: tutto era farina del suo sacco, del sacco di Jac e di nessun altro.


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jacovittiLa cosa che più stupiva, le rare persone che erano accete in visita nel suo studioera la assoluta normalità dell’ambiente: stanza anonima, quasi banale, dove c’era una scrivania in formica neanche tanto grande, una lampada da scrivania con una lampadina, un bicchiere con pennelli e qualche matita e in giro dei fogli.   Niente tavoli da disegno professionali, niente luci da architetto con lampade alogene o efficientissima segretaria, niente di niente. Io sono un artigiano e lavoro come un impiegato: mi sveglio alle 7.30, alle 9 comincio a disegnare, magari ascoltando la musica di Louis Armstrong che mi piace tanto, alle 12.30 mi prendo una pausa pranzo e poi lavoro fino alle 18-18.30 e poi stacco. Per inventare una storia non creo in anticipo la sceneggiatura; inizio a disegnare il personaggio o i personaggi dando un titolo generico, ad esempio ‘Cocco Bill nel deserto’ e poi continuo la storia in quella direzione… Io stesso non ho la minima idea di come andrà a finire e mentre penso all’evoluzione del racconto, per tenermi impegnato disegno salami, vermi, dadi e oggetti vari che cambiano a seconda del periodo e la storia poi va avanti”. 

Jacovitti non si poteva amare o odiare, ogni sentimento verso di lui era intenso e per un artista che aveva fatto dell’esagerazione la sua caratteristica questa era l’unica soluzione; non conosceva le mezze misure nella vita come nelle gags. Mai.“Il Paradiso me lo immagino così: un circo con tanti personaggi a fare da pubblico, i miei personaggi, le mie donne grasse, i miei uomini deformi e fatti a pezzi, i vari Cocco Bill, Zorry Kid, tutti seduti in cerchio: in mezzo a questo circo ci sono io, che faccio lo stupido per farli ridere e loro che si divertono”.

03-dicembre


 

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